Ciclismo Lorenzo Fortunato premiato a San Lazzaro

Sono passate tre settimane. Ora il Tour lo guarda da spettatore, ma sulle strade del Giro d’Italia è stato un grande protagonista. Per la prima vittoria da professionista ha scelto lo Zoncolan, la montagna più dura, e da quel momento non è stato più uno del gruppo, ma Lorenzo Fortunato da San Lazzaro, anzi Castel De Britti, fino ad ora conosciuto quale paese di Alberto Tomba. Ora nel chiosco del paese le fotografie sono due. Oltre a quella del grande sciatore, che il giorno della vittoria di Lorenzo ha voluto festeggiare con la sua famiglia l’evento, anche quella del piccolo fringuello della Eolo Kometa, che in salita è volato più veloce di tutti.

Il suo comune San Lazzaro, lo ha voluto premiare, ma per lui la gioia più grande è stata quella di essere scortato, proprio in bicicletta, da almeno un centinaio di amici o semplici appassionati delle due ruote, dai bambini ai più anziani, che hanno avuto la gioia di poterlo accompagnare da Castel De Britti a piazza Bracci.

<<Oggi abbiamo fatto anche noi una tappa – ci racconta – da casa fino a San Lazzaro, è stato davvero un abbraccio bellissimo della mia gente. E’ stato un vero piacere potermi fare foto, parlare con loro, raccontare quei momenti bellissimi del Giro>>.

Quel bimbo che giocava a calcio fino ai 10 anni ma che poi ha scelto il ciclismo, anche perchè faceva gol ma la sua squadra perdeva, a 25 anni ha scelto proprio la tappa più bella per arrivare alla sua prima vittoria da professionista?

<<Sono sempre rimasto concentrato ma non è stato facile. Durante il Giro prima c’è stato il passaggio a San Lazzaro dove ho potuto salutare i parenti e gli amici e devo dire ho provato una certa emozione. Poi la vittoria allo Zoncolan, quindi quella sul Montegrappa all’Adriatica Ionica. Non è stato un periodo semplice. Però sono riuscito a rilassarmi e ora sto ricominciando la preparazione in vista delle gare di fine stagione>>.

Cosa ti ha dato lo Zoncolan?

<<Tanta consapevolezza delle mie potenzialità. Non solo quella giornata con la vittoria, quanto la terza settimana del Giro. Sono stato sempre nei primi dieci e quindi mi sono fatto l’idea che in futuro nelle corse a tappe posso provare a dire la mia>>.

Ora quali programmi hai per l’autunno?

<<Correrò in Italia. Il Pantani, il Giro dell’Emilia e il Trittico con la Milano-Torino, il Gran Piemonte e il Giro di Lombardia. Spero di lasciare un segno anche lì. Nel Giro dell’Emilia, poi, c’è la scalata a San Luca più di una volta, gioco in casa e voglio provare ad andare bene>>.

Come valuti questa esperienza al Giro? Avresti potuto fare ancora di più?

<<E’ stato il mio primo Giro. L’obiettivo era vincere una tappa e l’ho ottenuto. La classifica generale non l’ho mai guardata e l’ultimo giorno prima della cronometro ero quattordicesimo e sedicesimo come risultato finale. Magari nei prossimi anni potrò guardare la classifica fin dall’inizio e dunque agire di conseguenza>>.

Da questo punto di vista oltre a scalatore puoi fare anche il passista?

<<Ci devo lavorare molto. Sono uno scalatore puro. E’ lì che posso vincere le gare e magari dare minuti agli avversari. Sulle altre caratteristiche devo ancora lavorare per rimanere con gli altri. Soprattutto bisogna saper utilizzare la bicicletta da cronometro. Me la sono portata a casa e mi sto allenando sulle nostre strade quasi tutti i giorni>>.

Qualcuno che pedalava con te ti ha chiesto cosa pensavi mentre stavi scalando lo Zoncolan?

<<Certo. Ma la mia risposta è stata sempre la stessa. Non si può pensare. Devi solo essere concentrato nel pedalare più forte possibile. In quei momenti non ci sono conti da fare o altre cose, tutte le energie servono per spingere>>.

Ora sono in corso le grandi salite del Tour De France, come lo guardi?

<<Pogacar è un grande e lo ammiro tantissimo. Potrei dire che ora è il mio idolo. Nello stesso momento mi piacerebbe potermi confrontare. Quando vedo un gruppettino di una decina di corridori penso che potrei già stare con loro. Poi confrontarsi con i campioni ti fa crescere>>.

E a Castel de Britti ci torni?

<<Diciamo che quando posso vado alla baracchina a prendere un caffè. Ed è un momento bello per salutare tutte le persone che so che mi seguono con passione durante le gare>>.

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