Covid: controlli con il Gps

Per accertare il rispetto dell’isolamento fiduciario rispetto al coronavirus (la quarantena) a Ravenna la Polizia locale effettua controlli telefonici e alle persone chiede, comunicandolo anche sui suoi canali social, l’invio della propria posizione Gps in tempo reale a un numero cellulare di servizio che viene fornito durante la telefonata.

Se la persona non vuole o non può mandarlo, sul posto si reca la pattuglia per il controllo ‘tradizionale’. Un modus operandi – segnalato dalla stampa locale – che a Ravenna ha scatenato polemiche e dibattito su possibili lesioni della privacy dei cittadini. Oggi interviene il sindaco per spiegare la ratio del provvedimento. Il primo cittadino ravennate Michele De Pascale afferma che “l’invio consenziente della propria posizione tramite lo smartphone offre al cittadino un’alternativa molto meno invasiva rispetto al controllo a domicilio”. Dunque, sottolinea il sindaco, gli agenti contattano l’interessato sull’utenza contenuta negli elenchi che, quotidianamente, sono diramati dal Dipartimento di sanità pubblica agli enti preposti al controllo. Poi il colloquio telefonico consente di concordare la modalità più gradita di controllo. Alla persona viene data la possibilità di dimostrare la propria presenza al domicilio con l’invio del dato di posizione geografica del cellulare. Un dato “istantaneo”, che “non si protrae oltre il tempo dell’accertamento e non è soggetto a conservazione”. Insomma non c’è alcun “tracciamento generalizzato”. Dubbi e contestazioni erano stati avanzati a livello locale sulla limitazione della libertà e della privacy dei cittadini e sulla legittimità del comportamento della Polizia locale. (ANSA)

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