False esenzioni alla vaccinazione Covid: indagati medico e 31 pazienti a Ravenna

Trentuno pazienti e il loro medico di base sono stati indagati a piede libero dalla procura di Ravenna per falso in concorso per via delle esenzioni dalla vaccinazione Covid-19 certificate dal professionista. In un altro fascicolo il medico risulta indagato anche per usurpazione di funzioni pubbliche in quanto, sebbene non vaccinatore, aveva inserito le motivazioni di esenzione nell’apposito sistema informatico. Il caso, secondo quanto riportato dalla stampa locale, è emerso ieri mattina quando quattro pazienti si sono rivolti al Tribunale del Riesame di Ravenna per chiedere il dissequestro della documentazione a suo tempo sequestrata dai carabinieri del Nas di Bologna su delega del Pm ravennate Angela Scorza.

L’indagine era partita nel dicembre 2021 da un’informativa del comandante della polizia locale: un agente si era presentato con un certificato di esenzione al vaccino ritenuto incompleto e a firma del medico ora indagato: il professionista era già stato identificato in piazza nel corso di manifestazioni organizzate dalla galassia no vax e no mask.

Il medico in questione non ha mai fatto mistero delle sue posizioni in proposito anche attraverso interviste a media locali. La direttrice del dipartimento di Sanità Pubblica di Ravenna, sentita in Procura a metà giugno in qualità di persona informata sui fatti, ha spiegato che le esenzioni certificate dal medico ora indagato erano state di tre tipi a partire da manifestazioni di sindrome trombotica in seguito a prima vaccinazione con Vaxzevria (anche l’indagato stesso se lo era inizialmente auto-certificato): ma almeno dai registri Ausl nessuno dei pazienti di questo gruppo risultava essersi mai vaccinato. Altro gruppo di esenzioni era stato indicato per ipersensibilità al principio attivo: in questo caso – ha chiarito la teste – la condizione deve essere provata con specifiche prove allergiche.

Per una sola paziente infine era stato indicato come motivo di esenzione la gravidanza: condizione che però – ha precisato l’esperta – non rappresenta controindicazione assoluta ma è anzi un motivo per cui la vaccinazione viene indicata con possibile rinvio temporaneo fino al terzo mese.

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