La Bolognina boxe chiede al Comune la sospensione dell’ordinanza di chiusra

Questa mattina è stata notificata alla Bolognina boxe l’ordinanza di chiusura della palestra di via del Lavoro, con la minaccia, in caso di rientro agli allenamenti, di mettere i sigilli ai locali. Una situazione conosciuta da tutti, arrivata a causa di irregolarità nell’impianto di insonorizzazione, che per mettere in regola avrebbe dovuto portare ad una chiusura di sei mesi dell’impianto e a costi di circa 100.000 euro, senza la certezza di soluzione dei problemi. Una problematica assolutamente impreventivabile un anno e mezzo fa quando la proprietà ha concesso alla società di portare al piano terra di un condominio la propria sede, nella quale sono stati apportati lavori di ristrutturazione per decine di migliaia di euro.

La Bolognina boxe è una realtà di sport popolare che in cinque anni è riuscita a creare un movimento di oltre 350 iscritti che quotidianamente frequentano l’impianto, creando un vero e proprio luogo di aggregazione sociale, formato da ragazzi di oltre 20 nazionalità diverse. Da quando è stata fatta la denuncia e si è appresa l’impossibilità di mettere a norma la situazione, il factotum della polisportiva e tecnico della pugile professionista Pamela Malvina Noutcho Sawa, Alessandro Danè, ha iniziato tutti gli incontri possibili con le istituzioni per cercare una nuova sede. L’arrivo degli agenti per la notifica della chiusura era attesa, ma ci si attendeva un po’ di tolleranza e la possibilità di poter gestire la situazione con minor agitazione, considerando la chiusura dei locali nel mese di agosto.

Così non è stato e dunque ieri pomeriggio i ragazzi, non avendo più una sede dove potersi allenare, hanno deciso di portare corde, guantoni ed elastici e svolgere il loro allenamento dentro al cortile del Palazzo del Comune dove contemporaneamente si stava svolgendo la seduta del Consiglio Comunale. Un gesto che era stato preannunciato da tempo al sindaco Matteo Lepore e all’assessore Roberta Li Calzi, che da tempo sono a conoscenza della situazione, ma che fino ad oggi non sono ancora riusciti a trovare una sistemazione adeguata.

Una cinquantina di ragazzi sono entrati nella sala del Consiglio, urlando slogan a favore della società e spiegando le loro ragioni in modo particolare alla presidente e vice presidente del Consiglio. <<Ciò che chiediamo nell’immediato – ha detto Alessandrò Danè alle autorità – è una sospensiva dell’ordinanza che vi lasciamo qui. Non vogliamo rimanere nell’illegalità ma per un piccolo superamento dei limiti del rumore, che in altri comuni come Milano e Firenze sarebbero nella norma, ci troviamo a dover trovare un’altra casa. Da mesi abbiamo intrapreso un dialogo con l’amministrazione che finora ci ha proposto solo un locale in via Po’, dall’altra parte della città rispetto a dove siamo e dove svolgiamo il nostro servizio che è soprattutto sociale, con ragazzi arrivati nei container da ogni parte del mondo ed ora perfettamente integrati nella società grazie allo sport>>.

Un primo passo è stato ottenuto con un incontro in serata presso la sede del comune in Liber Paradisus, con la speranza che una forzatura come quella di ieri possa essere solo un brutto ricordo e si possa tornare a parlare solo di sport.

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