Omicidio di via Larga: torturato prima di essere ucciso

Una chiamata al 112 ha portato i carabinieri del comando provinciale di Bologna, il 12 luglio scorso, in via Larga. La donna ha parlato di un litigio e di persone con gli abiti sporchi di sangue. E’ così che è stato scoperto il cadavere di un cittadino marocchino 20enne. Non un malore, ma un omicidio efferato e ferite che hanno fatto subito pensare addirittura alla tortura: “Aveva le gambe legate con un lenzuolo, i polsi legati, e sul corpo tante ferite da arma da taglio e da copro contundente, nessuna mortale” ha detto questa mattina ai cronisti il colonnello Rodolfo Santovito, comandante provinciale dei carabinieri. Circostanza confermata anche dal Gip nell’ordinanza di fermo: “Gli indagati hanno dato prova di una ferocia belluina nei confronti della vittima, senza limitarsi a provocare le ferite mortali, ma infierendo contro di lei a lungo, in modo da farne scempio (…) Tali elementi escludono il dolo d’impeto. e paiono piuttosto attestare un dolo ad alta intensità”. La scena del delitto, analizzata dal nucleo investigativo e dalla scientifica per circa 12 ore, è quella dello stabile dismesso, dove la vittima, i presunti assassini e altre persone senza fissa dimora avevano trovato riparo.

La donna, cittadina marocchina e altri due stranieri, sentiti dai militari, hanno riferito di un litigio sul balcone tra tre uomini, poi fermati, e di grida, poi di due con gli abiti sporchi di sangue che hanno farfugliato qualcosa e si sono allontanati.

Dopo che i sanitari del 118 hanno constatato la morte violenta del giovane, sono quindi partite le indagini. Subito gli investigatori hanno pensato che il delitto fosse stato commesso da più persone.

Acquisite le descrizioni e le testimonianze, i carabinieri hanno dato il via all’analisi delle celle telefoniche che davano un giovane in veloce movimento verso Milano e Torino, poi verso la Liguria, dove, a Ventimiglia, in provincia di Imperia, i carabinieri e la Polfer locali, precedentemente allertati, hanno identificato un cittadino tunisino 19enne, con un passato fatto di piccoli precedenti e di un accoltellamento in zona universitaria.

Successivamente sono stati identificati, sempre a Ventimiglia, altri due cittadini tunisini, di 20 e 22 anni, anche loro con piccoli precedenti, così il magistrato ha disposto il fermo nel carcere di Sanremo. Solo per due di loro l’arresto è stato convalidato, il terzo, 22enne, è stato rimesso in libertà, ma le decine di reperti sul corpo e nello stabile potrebbero restituire informazioni anche sul suo coinvolgimento.

“La vittima ha sicuramente opposto resistenza – ha detto il maggiore Giuseppe Nardò, a capo del nucleo investigativo bolognese – lo dimostrano le ecchimosi sul corpo del 19enne arrestato”. Nessuna certezza invece sul movente. Inizialmente si era pensato all’ambiente dello spaccio, poi alla spartizione del furto.

Vari caseggiati, già sede degli uffici delle ferrovie, in via Larga, ambienti anche ristretti che si prestano a “ospitare” disperati e persone senza fissa dimora. Infatti vittima e indagati avevano diversi punti in comune: si tratta di cittadini tunisini con alle spalle piccoli precedenti, migranti irregolari, senza fissa dimora e, forse solo per il momento, “dimoranti” nella costruzione abbandonata.

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